Tifosi in piazza il giorno dopo con manifesti che raccontano un gioco migliore a dispetto del risultato; tumulti nerazzurri per un presunto fallo non ravvisato sul gol di Adzic che ha messo la pietra tombale sulle speranze di portare a casa almeno un risultato utile. Il bottino dell’Inter, però, non trae vantaggio da giudizi ipotetici: la classifica è scandita da vittorie, pareggi e sconfitte, non da recriminazioni ‘filosofeggianti’ e faziose.
L’Inter falcia l’erba del rettangolo di gioco ma le praterie solcate sembrano dare vantaggio proprio alla Juventus; il pallino del gioco, per buona parte del match, è stato nelle mani di Chivu. Un fatto che genera ulteriore rammarico considerando il cinismo della compagine di Igor Tudor capace di sfruttare ogni singola occasione come oro colato. Si sprecano i giudizi negativi sulla difesa nerazzurra che avrebbe potuto fare meglio, impossibile non notare le incertezze di Yann Sommer; quest’ultimo lontano parente del portiere dalle movenze feline capace di togliere le ragnatele dagli angoli di porta.

Una malattia dell’anima e poco tempo per trovare una cura: Chivu osservato speciale nel momento ‘no’ dell’Inter
La sostanza è l’ennesima sconfitta in un big match, l’incapacità di gestire i momenti; una partita ribaltata con merito ma dove sono bastati 5 minuti per trasformare la gloria in rammarico. L’impressione è che l’Inter sia ancora imbrigliata nel gioco di Simone Inzaghi; i nerazzurri sempre uguali a se stessi, da troppo tempo. Chivu non era chiamato a rivoluzionare ma l’opzione di affidarsi al corollario di un’equazione tattica già superata sembra dare scarsi risultati.
Il roboante 5-0 ai danni del Torino all’esordio spicca ora come la famosa rondine che non fa primavera, il falso allarme di una grinta rinnovata e ritrovata che si scontra con i demoni che hanno tutt’altro che traslocato e che occupano le menti nerazzurre dallo scorso aprile/maggio. Il fantasma di Monaco – che parla francese – sembra imprigionare le certezze degli uomini in campo, tormentati dallo ‘spleen bavarese’ quando le cose si fanno difficili. La Champions League sfiorata, lo scudetto malamente scucito dal petto; ferite che forse richiedono ancora tempo per rimarginarsi, diversamente da quanto ipotizzato dopo la prima giornata di Serie A dove si erano sprecati, evidentemente, fin troppi sorrisi.
Inter, un vessillo da rinnegare: 2 partite per chiudere il capitolo degli ‘Ingiocabili’
La maledizione degli ‘ingiocabili’, un’etichetta che sembra ormai spina nel fianco per i giocatori dell’Inter e che lacera ulteriormente ad ogni errore, che sembra anestetizzare le reazioni, l’estro, la voglia di rivalsa. E’ presto per graticole e propagande di crisi da profondo rosso; la sconfitta con l’Udinese può essere collocata nell’ambito delle false partenze, quella con la Juventus è pur sempre figlia di una partita dove può mancare la vittoria trattandosi di un ‘big match’. Una cosa però è forse certa: le prossime due sfide diranno molto del destino di Cristian Chivu alla guida dell’Inter.
Prima l’esordio in Champions League contro l’Ajax, poi l’appuntamento a San Siro contro il Sassuolo; ‘bestia nera’ dell’Inter visti i risultati clamorosi – anche recenti – in favore dei neroverdi. Insomma, non sarà un crocevia e nemmeno una sequenza spartiacque, ma senza dubbio un obbligato punto di svolta.






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