Le battute iniziali dell’avventura di Kevin De Bruyne a Napoli si tingono di rosso; il colore del cartellino che nel giro di circa 10 giorni ha alimentato le riflessioni più disparate, dibattiti accesi con argomentazione tra il serio e il comico. Dopo la conquista dello scudetto, l’arrivo del belga sembrava non la ciliegina; bensì l’intera torta. La dirigenza azzurra, secondo alcuni, aveva messo a segno il colpo più fragoroso del millennio in corso. Eppure, da un cartellino rosso all’altro, sembrano emergere come antiche terre sommerse delle perplessità, dei dubbi, che sono spunto di riflessione sui rischi della gestione targata Antonio Conte.
Applausi scroscianti, elogi e medaglie ad Antonio Conte per il gesto ed a Kevin De Bruyne per l’umiltà. Contro il Manchester City, dopo l’espulsione di Giovanni Di Lorenzo, il tecnico del Napoli ha scelto proprio il belga come sacrificabile per un assetto tattico da fortino al fine di respingere le ondate inglesi. Kevin non ha battuto ciglio e dopo nemmeno mezz’ora di gioco ha accettato di sedersi in panchina proprio nella sua serata, proprio al primo incrocio con il suo passato più recente e glorioso.

Si arriva così al secondo cartellino rosso, questa volta dalla sponda opposta. Milan Napoli, rossoneri avanti di due reti ma le misure si accorciano con l’espulsione di Estupinan e il rigore segnato – destino vuole – proprio da Kevin De Bruyne. Passano pochi minuti e Antonio Conte vuole adeguare la squadra dal punto di vista tattico per aizzare i suoi verso il forcing, verso l’assedio che qualche giorno prima aveva invece subito dai Citizens. Chi esce? Kevin De Bruyne, e non solo.
La reazione questa volta è stizzita, quasi furibonda; i toni si alzano nel post partita quando Antonio Conte esclama: “…Ha trovato la persona sbagliata”. Eppure, in quel momento della partita con 1 solo gol di distanza e l’uomo in più, è quantomeno discutibile la scelta di togliere un alfiere come McTominay e un geometra come il belga. Ma la cronaca dei giorni a seguire sembra andare in una direzione opposta, in certi termini scellerata: ‘Kevin De Bruyne è un problema’. Lo ripetono sui social, insinua il dubbio anche qualche addetto ai lavori tra critici, personaggi social e sedicenti giornalisti. Come a dire: “Per far posto a lui, il Napoli va in difficoltà”.
Ma qual è la verità? Un nome ‘pesante’ che deve comunque rispettare le gerarchie o una carenza gestionale da parte di Antonio Conte alle prese con un campione di una caratura tale da mettere in luce i suoi errori? Come sempre – forse – bisogna collocarsi nel mezzo. Vantare una storia importante non vale il posto assicurato a priori; al contempo, resta il dubbio che in quello specifico momento di partita contro il Milan – sotto di 1 un gol, sopra di 1 uomo – uno come Kevin De Bruyne avrebbe potuto dare molto di più di Elmas. Forse c’è anche un problema di ostinazione tattica, un blocco dettato da congetture rigide che vede effettivamente il belga meno in risalto ma non per suoi demeriti. E’ più audace rivoluzionare per far posto ad una stella o seguire una strada già nota al costo di spodestare anzitempo un aspirante al ruolo di re all’ombra del Vesuvio? Ai posteri – o ad Antonio Conte – l’ardua sentenza.






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