Trainati da un San Siro piacevolmente rumoroso, i nerazzurri tornano alla vittoria dopo la bruciante disfatta all’ombra del Vesuvio. La Fiorentina non studia al meglio la tecnologia delle barricate; l’Inter scandaglia le mosse difensive e nel momento giusto trova i punti deboli dove affondare il colpo confezionando così i 3 punti necessari per smuovere la classifica e l’umore. Cristian Chivu può gioire, ma con un ghigno criptico al triplice fischio sembra covare un desiderio di rivalsa ancor più ambizioso.
PETAR SUCIC: 8,5
Non l’ha raccontato nelle interviste post partita per paura di non essere creduto; quando ha ricevuto quel pallone al limite dell’area è magicamente tornato indietro nel tempo. Davanti agli occhi la fattoria di famiglia, a Kandija, dove è cresciuto: la pioggia imperversa, la terra diventa fango. Una capra tenta l’incornata ma lui la elude con destrezza; due galline indispettite lo puntano ma con una giocata di suola le confonde costringendole alla fuga. Chiude in bellezza con un destro chirurgico che colpisce in pieno una tanica di latte appena munto. Neanche il tempo di esultare che un ceffone della mamma lo riporta a San Siro, festeggiato a suon di sberle dai compagni. SOGNO O SON DESTO?
HAKAN CALHANOGLU: 9
Inizia la partita in punta di piedi per non rovinare gli scarpini nuovi di zecca; i compagni lo beccano ricordandogli l’importanza della gara mentre gli avversari gongolano per l’imprudenza. Nel secondo tempo gli arriva un pestone da Barella: ‘Non volevo, scusa’, la punta si ammacca e una macchia evidente gli fa ribollire il sangue. Quel dispetto da parte del compagno nasconde però un tempismo perfetto; il turco, imbestialito, senza fronzoli sfodera un siluro da venti metri più per rabbia che per siglare il vantaggio. Il pallone però finisce in rete e involontariamente mette la firma sull’ennesima prodezza balistica. A fine gara, piuttosto che godersi il premio MVP, Hakan si vendica usando le scarpe logore come giavellotti e sfonda il parabrezza dell’auto di Nicolò. (S)CARPE DIEM
MANUEL AKANJI: 8
In Inghilterra fece un incontro strano. In un pub di Manchester un uomo trasandato, nel vederlo, sbarrò gli occhi ed esclamò: ‘Aiace!’. Lui di mitologia greca non ne capiva molto e ignorò quella figura misteriosa forse in preda ad una sbronza. La partita contro la Fiorentina chiarisce quello che forse non era un equivoco: respinge gli avversari come il baluardo degli achei, anticipa e stronca le manovre offensive come protetto dal celebre scudo del re di Salamina. Il figlio di Telamone morì con onore durante la guerra di Troia; l’arcigno Manuel, invece, ha la pretesa di ambire all’immortalità. Ok, è una lode esagerata; in realtà è tutto merito delle flatulenze scaturite dall’abuso di cioccolato – rigorosamente svizzero, come lui – così potenti da tramortire gli avversari. AEROFAGIA MITOLOGICA
YANN BISSECK: 8
‘Questa sera giochi libero’, non gliel’avesse mai detto Cristian Chivu. Il difensore tedesco confonde l’indicazione tattica per un invito ad una condotta senza regole. Tra una falcata e l’altra scava buche dove puntualmente inciampano gli avversari. Istiga Moise Kean lasciando recensioni negative del suo ultimo disco con decine di account fake creati sul momento. In preda ad un delirio di irriverenza scrive Rosso Malpelo sul retro della maglia di Comuzzo. Le sue magagne propiziano la vittoria, ma anche una lunga serie di querele. LIBERTÀ VIGILATA
LAUTARO MARTINEZ: 7
Contro la Fiorentina non era famelico come al solito; impossibile non notare come fosse scuro in volto nel momento della sostituzione. L’attaccante argentino era pensieroso: ‘Accettare oppure no?’. Tranquilli, non sta per cedere alla corte di una nuova squadra; semplicemente, dopo la performance da attaccabrighe nell’ultima partita, Milly Carlucci gli ha proposto di partecipare alla prossima edizione di Ballando con le stelle. La conduttrice ha fiutato i picchi di share per le ovvie scintille con la giuria, Selvaggia Lucarelli e Guillermo Mariotto già si sfregano le mani. Per un momento il capitano nerazzurro si distrae, mette da parte quel dubbio amletico e sigla l’assist che permette a Petar Sucic di segnare il secondo gol; tanto basta per ricordagli che il rettangolo di gioco è l’unico palco dove vuole danzare. NESSUNO MI PUO’ GIUDICARE






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