Immaginate un genio del pallone, un funambolo del rettangolo verde; un campione che grazie alle sue capacità balistiche era di diritto un punto fermo del proprio club e della propria nazionale. Eppure, se con i piedi riusciva a far decollare e planare la sfera di gioco, non era dello stesso entusiasmo quando le medesime manovre riguardavano un viaggio in aereo.

Dennis Bergkamp, icona dell’Arsenal e della nazionale olandese; una breve parentesi anche nel nostro campionato, in Serie A ha infatti indossato la maglia dell’Inter. Forse le nuove generazioni non conosceranno le sue prodezze in campo che gli sono valse il titolo di leggenda indiscussa; ancora meno appassionati saranno a conoscenza di una fobia decisamente particolare considerando il suo mestiere. Dennis aveva paura di volare, una vera e propria fobia che proprio non poteva conciliarsi con trasferte particolarmente distanti e viaggi intercontinentali.

Nei primi anni novanta ci ha provato, seppur terrorizzato; Dennis Bergkamp quando poteva sfuggiva alle tratte aeree optando per l’auto, il treno, la nave. La sua fobia è iniziata a peggiorare nel ‘94; complice uno scherzo di un giornalista ai tempi del Mondiale negli USA. ‘C’è una bomba a bordo!’, l’intento era ovviamente goliardico ma per l’olandese fu un colpo quasi fatale.

La fobia di volare raggiunge il picco nel 2002, in occasione del Mondiale in Corea e Giappone. La voglia di mettersi in evidenza nella competizione calcistica per eccellenza non ha avuto la meglio su quella terribile aerofobia. Soprannominato simpaticamente ‘L’Olandese Non-Volante’, Dennis Bergkamp decise di optare per il ritiro dalla nazionale piuttosto che vivere quello che per lui sarebbe stato un incubo.

La fobia di volare, fortunatamente, non ha impedito a Dennis Bergkamp di spiccare il volo dal punto di vista sportivo: resta un visionario capace di riscrivere la storia del calcio tra club e nazionale olandese.

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