Tristezza, per favore va’ via… Direbbe così Ornella Vanoni citando un suo celebre brano, quanto mai calzante per la necessità dell’Inter di smaltire le scorie della sconfitta nel derby per mettere nel mirino il prossimo impegno in Champions League contro l’Atletico Madrid. La sfida contro l’armata del Cholo Simeone può avere il retrogusto del riscatto ma, dietro l’angolo, lo spetto di una sconfitta potrebbe portare in casa nerazzurra un sentimento ancor più amaro della disfatta contro il Milan.
Un derby da dimenticare: nerazzurri a caccia della concretezza
Ma come arriva l’Inter alla sfida di Champions League contro l’Atletico Madrid? Sicuramente non benissimo; chi ha vissuto le atmosfere di un derby può confermare l’amarezza prolungata che segue una sconfitta, soprattutto quando il risultato tradisce la reale prestazione sul campo. C’è chi sfodera l’alibi del dominio tattico che si sarebbe infranto contro il volere della dea bendata; chi invece sottolinea il peccato di avarizia offensiva. Non puoi produrre così tanto senza mai innescare il tabellino; quale sia la verità è difficile dirlo, certo è che la scossa può e deve arrivare già contro l’Atletico Madrid per dare una rinnovata iniezione di fiducia dopo il tracollo contro il Milan.
Inter – Atletico Madrid, formazione da sistemare ma non ‘rivoluzionare’
Forse senza Marcus Thuram, ancora con Sommer tra i pali a dispetto delle critiche; torna Francesco Pio Esposito al fianco di Lautaro Martinez. L’Inter contro l’Atletico Madrid non rivoluziona la formazione che ha mancato i 3 punti nel derby contro il Milan ma alcuni accorgimenti potrebbero andare ad ovviare quel vizio narcisista di accontentarsi della prestazione senza però gonfiare la rete.
Sponda spagnola, Simeone strizza l’occhio all’Inter vedendosi un giorno sulla panchina nerazzurra ma nel frattempo propone il miglior 11 possibile per arginare la riscossa milanese a caccia della quinta sinfonia in Champions League. Il risultato, date le 4 vittorie su 4 dell’Inter, di certo non pregiudicherebbe il cammino in ottica qualificazione – almeno per il momento – ma tra sconfitta e vittoria c’è in ballo una condizione emotiva tutt’altro che marginale.






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