Quante volte il tifoso nerazzurro si sarà posto il dubbio amletico: e se Mauro Icardi non avesse lasciato l’Inter? Uno sliding doors che può dare vita a scenari molteplici; nefasti o gioiosi, controversi o lineari. Era l’estate del 2019, l’attaccante argentino dopo le note turbolenze tra media e spogliatoio – mai del tutto chiarite dalle parti in causa – chiude la sua avventura in nerazzurro. 7 anni scanditi da gol a raffica, la fascia da capitano conquistata e all’orizzonte la possibilità di ergersi, seguendo la storica tradizione argentina dell’Inter, a nuova bandiera indiscussa. Eppure, qualcosa si è incrinato sul più bello; l’atmosfera della Champions League era appena tornata d’attualità ma il fato ha spinto il centravanti argentino verso la Torre Eiffel e precisamente al Paris Saint Germain.
Il primo tassello di Antonio Conte: niente Lukaku, si costruisce intorno a Mauro Icardi
Torniamo allo sliding doors iniziale, e se Mauro Icardi non avesse lasciato l’Inter? La cessione dell’argentino è stata cospicua, fondamentale per le casse nerazzurre che con l’arrivo di Antonio Conte in panchina – stagione 2019-2020 – portarono all’acquisto di Romelu Lukaku e non solo. L’acquisto del belga è fra gli altri, il più emblematico; imprescindibile 2 anni dopo per la conquista dello scudetto ma soprattutto perno del nuovo equilibrio tattico scandito dal passaggio di testimone da Spalletti ad Antonio Conte. E allora, se Icardi non avesse lasciato l’Inter è lecito credere che Romelu Lukaku non sarebbe arrivato. Qui si sblocca un ulteriore scenario; forse il tecnico leccese, con un centravanti già forgiato per la caccia al tricolore, non avrebbe dovuto attendere due stagioni per riportare lo scudetto sulla divisa dell’Inter.

Lo scudetto del 2021 e l’addio di Lautaro Martinez
Icardi, ancora capitano dell’Inter, sarebbe stato il baricentro sul quale costruire le geometrie di Antonio Conte; meno forza fisica e gioco spalle alla porta, meno dominanza in ripartenza ma forse una manovra più verticale al fine di sfruttare il killer instinct dell’argentino in area di rigore. E Lautaro? Spalla del connazionale, sarebbe certamente esploso raggiungendo i picchi che oggi ben conosciamo; ma senza la fascia da capitano forse avrebbe poi deciso negli anni a seguire di assecondare la corte delle big europee. Immaginiamo quindi un Inter senza Lukaku, con Lautaro a fare da spalla per qualche anno per poi cercare protagonismo altrove; chi avrebbe fatto coppia con il centravanti argentino? Qui il campo d’indagine è troppo fitto e intricato, considerando anche che l’assetto tattico con Mauro Icardi non implica necessariamente la doppia punta. Forse, si sarebbe puntato più sugli esterni che sul dualismo offensivo.

Finali di Champions League, destino diverso con Icardi all’Inter?
Negli anni senza Icardi all’Inter sono arrivati 7 trofei, il primo 2 anni dopo la sua partenza per Parigi: scudetto firmato Antonio Conte. Ma il nodo principale sono le finali di Champions League; con lui il destino sarebbe stato diverso nelle sfide con Manchester City (2023) e PSG (2025)? Considerando la prestazione opaca contro gli inglesi da parte di Romelu Lukaku, forse l’istinto famelico da bomber di Mauro avrebbe fatto comodo in quella partita dove per un soffio i nerazzurri non hanno rivissuto le emozioni di quell’ormai lontano 2010. A quel punto, forse paghi del traguardo storico, Icardi e compagni avrebbero vissuto la chiusura di un ciclo proprio come negli anni post-triplete; ne consegue che, forse sì o forse no, l’Inter non sarebbe tornata in finale di Champions League 2 anni e dopo e non avrebbe dunque conteso il titolo al PSG.
La realtà dal sapore nostalgico: la storia di Mauro Icardi tra PSG e Galatasaray
3 anni al PSG con poco più di venti gol messi a segno; molto meglio al Galatasaray dove, considerando le 77 presenze, il bottino di 58 gol è tutt’altro che da medie mediocri. All’Inter, Mauro Icardi ha sfondato il muro delle centinaia: 111 gol in 188 presenze e forse, se non avesse lasciato Milano, nei sette anni a seguire avrebbe potuto doppiare la cifra entrando con piacevole prepotenza nella storia nerazzurra. In ogni caso, gli interrogativi restano: quell’addio ha garantito un salto di qualità all’Inter che, diversamente, non avrebbe raggiunto così in fretta? O forse senza separazione la storia sarebbe stata ancor più gloriosa per entrambi?






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