Poteva essere il match della svolta, contro il Napoli c’erano in ballo destino ed emozioni contrastanti che avrebbero potuto lanciare la Juventus verso una rincorsa meno affannata alle posizioni che contano. Il risultato, invece, è fedele all’andamento stagionale che da Tudor a Spalletti non sembra presentare differenze. Un 2-1 in favore dei partenopei che tradisce la realtà di quanto visto in campo; tutt’altro che una partita combattuta, con il risultato in bilico e improvvisamente pronto a tendere da un lato piuttosto che dall’altro. Gli uomini di Antonio Conte si sono imposti con la propria identità e il consueto abbrivio; l’esatto opposto hanno fatto gli 11 di Luciano Spalletti, sprovvisti di una vera e propria organizzazione offensiva e/o difensiva.

Luciano Spalletti mastica amaro: anche l’obiettivo Champions rischia di sfumare?
Quando siamo prossimi alla 15a giornata di Serie A, la consolazione del ‘mucchio selvaggio’ in cima alla classifica inizia a sbiadire. La Juventus si allontana dalle posizioni che contano dato che, come prevedibile, le gerarchie iniziano a farsi più marcate dopo settimane di assembramento nelle zone alte. Luciano Spalletti è in tremendo ritardo rispetto alla corsa scudetto; più vicina l’Europa ma le contendenti attuali ad un posto in Champions League e non solo sono tutt’altro che propense a lasciar spazio ai bianconeri. La Roma, al netto delle ultime due sconfitte, resta a +4 al quarto posto; sullo sfondo il Bologna sempre più credibile e la rivelazione Como; insomma, outsider non da poco per la Juventus anche tentando di ridimensionare gli obiettivi stagionali spostando il focus dal vertice della classifica.
Juventus ‘malata’: dalla difesa all’attacco, si salvano in pochi
Diagnosticare il problema della Juventus è un compito piuttosto arduo; se la ‘cura’ Spalletti non ha ancora funzionato è probabile che il malessere bianconero sia segmentato e soprattutto riferito a più punti cruciali. Una difesa prima orfana di Bremer e poi di Gatti; un centrocampo che nei lampi di Thuram e nelle geometrie di Locatelli a tratti sembra poter riempire la manovra ma con pochi sbocchi. Al contempo, la fase offensiva sembra costantemente in balia degli eventi. Brilla Yildiz, ma non sempre; per il resto l’infortunio di Vlahovic sembra solo l’ennesima piaga stagionale ai danni della Juventus. Nel complesso: difesa da rifare, centrocampo con pochi punti di riferimento e attacco da inventare.
David e Openda ‘specchio’ delle difficoltà della Juventus
La fase offensiva è forse il capitolo più delicato dell’attuale romanzo bianconero: Zhegrova non trova spazio, Openda sembra l’ennesimo giocatore capace di incidere solo in squadre prive di pressione da parte di piazza, stampa, tifosi e dirigenza. Vlahovic era forse l’unico a mostrare determinazione e voglia di cambiare le sorti della stagione ma l’infortunio ha rovinato i suoi piani. C’è poi David: anche lui, come Openda, sembra la caricatura dei titoli che inneggiavano al colpaccio dato l’arrivo a parametro zero. Restano Conceicao e Yildiz; al primo non si può chiedere di più di quello che offre, il secondo è l’unico faro in un mare tempestoso a tinte bianconere.
Luciano Spalletti, prime settimane in bianconero da dimenticare: per ora, si salva…
E le colpe di Luciano Spalletti nel merito del rischio naufragio della Juventus? Forse poche, soprattutto considerando un paio di fattori. In primis, il calciomercato non porta la sua firma; con lui dall’estate la programmazione bianconera sarebbe stata, con buone probabilità, differente da quella gestita da Igor Tudor. Inoltre, prendere una squadra a cammino in corso con delle criticità più che latenti sarebbe un’impresa per chiunque; vedi Atalanta e Fiorentina che, pur cambiando tecnico, sembrano viaggiare – proprio come la Juventus di Spalletti – sulla scia solcata dal predecessore in panchina.






Lascia un commento