I nerazzurri consolidano la vetta della classifica; Atalanta Inter 0-1 ha il sapore da Campioni d’Inverno, ovvero il titolo più fasullo/inutile della storia dello sport e – per restare in tema – non potevano non tornare le Pagelle Goliardiche per dare un tocco di comicità alla 16a giornata di Serie A. Non tutti sono riusciti a mettersi in mostra, tanto in positivo quanto in negativo; da Francesco Pio Esposito a Luis Henrique, ecco chi è finito sul manifesto goliardico dello spettacolo andato in scena a Bergamo.
FRANCESCO PIO ESPOSITO: 8
Non sono poi così lontani gli anni in cui si divertiva ad essere l’incubo di ogni parente al cenone di Natale. Francesco Pio non doveva salire sulla sedia per recitare la poesia dato che già alla nascita era alto 2 metri e mezzo; con la dialettica di un ripetente alle elementari strozzava così quel primo boccone dei congiunti, ‘Fermi, prima la poesia!’. Una sciagura puntuale, provvidenziale; al pari dell’assist per Lautaro che vale la vittoria contro l’Atalanta. Esposito trasla quell’esperienza da infante sul piano del gioco e, proprio quando i bergamaschi stavano per inforchettare un gustoso pareggio, sfrutta il primo pallone toccato per rendere indigesta la serata degli avversari. La delusione dei tifosi di casa gli ricorda l’insofferenza dei parenti e un sorriso diabolico, stile Grinch, gli taglia il viso. PIO MA NON TROPPO
NICOLÒ BARELLA: 7,5
Nicolò talvolta sembra me alle prese con Fifa e l’ennesimo avversario sottovalutato; giocate sofisticate e leziose, ma soprattutto ingiustificate dato l’unico gol di vantaggio. La vera differenza tra me e Barella è che io vengo puntualmente punito con un pareggio grossolano che rischia sovente di tramutarsi in bruciante sconfitta e di spingermi a defenestrare la console di gioco. Il centrocampista nerazzurro non cede invece alla tentazione di aggredire gli avversari e, manganellato da Chivu negli spogliatoi, riprende il controllo del centrocampo togliendo agli avversari persino l’ossigeno. Il risultato è l’ennesima performance con qualche ombra, tante luci e un paio di ceffoni dal mister prima di andare sotto la doccia. TRYHARDER
LAUTARO MARTINEZ: 8,5
‘Non ride mai’, ‘Non segna mai’, ‘Sparisce nei big match’, ci sono momenti nel corso dell’anno in cui l’argentino sembra voler propiziare volutamente le critiche della stampa; come se fossero una sorta di nutrimento. In realtà, è proprio così: l’atteggiamento del toro è già sotto la lente d’ingrandimento del suo psicoterapeuta, l’obiettivo è quello di indagare le ragioni che spingono il centravanti ad incentivare di proposito le critiche per poi godere smentendo tutti a suon di gol decisivi. Ci ricasca anche contro l’Atalanta; dopo l’ultimo digiuno segna ancora e la sua rete vale altri tre punti in più in classifica, ecco perché Cristian Chivu lo ha obbligato ad interrompere immediatamente le sedute. VIZIO DA NON PERDERE
MARCUS THURAM: 5 –
Radioso come Orietta Berti che non sembra conoscere le ansie della vita e al contempo accigliato come Pamela Prati nel suo prime al GF Vip quando chiede un taxi in piena diretta tv. Tikus ultimamente sembra una versione ammaccata del macinatore di chilometri visto nelle stagioni precedenti; a tratti sembra passeggiare in campo, spesso schiavo di giocate di tacco – inutili – che sembrano una questione di vita o di morte. Contro l’Atalanta ha alternato movenze da dipendente comunale annoiato a performance da maratoneta a fine carriera; l’unico merito è quello di aver accettato di buon grado la sostituzione dato che Esposito in 3 secondi ha fatto più di lui in 3 partite. EX SHOWMAN
LUIS HENRIQUE: 6 – –
L’ultimo brasiliano che ha giocato sulla fascia destra dell’Inter ha deviato inesorabilmente le aspettative del tifo nerazzurro. Lo chiamavano ‘Il Colosso’, un certo Maicon capace di alternare cavalcate devastanti a conclusioni da cineteca; a oggi, l’unica cosa in comune con Luis è giusto la nazionalità. Sulla corsia di competenza si muove con la stessa timidezza che lo porta a chiedere anche a casa sua il permesso di andare in bagno; non rischia la giocata temendo un errore capace di alimentare le bordate dei tifosi e quindi un suo pianto inconsolabile. Troppo emotivo, troppo sensibile; non sfrutta le amnesia avversarie per non sentirsi in colpa per i prossimi 10 anni. Contro l’Atalanta esegue il compitino senza infamia e senza lode ma pare stia chiedendo scusa in loop da 2 giorni per quel gol mangiato a tu-per-tu con il portiere. EMPATIA PORTAMI VIA





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