E’ ormai una narrazione più che nota – oltre che trita e ritrita – quella di un Napoli vessato dagli infortuni, dalla sfortunata; eppure, in uno scenario che vede gli uomini di Antonio Conte in balia degli eventi, a prendersi l’onere e l’onore del ruolo di faro è Antonio Vergara. Non un giocatore navigato, non il veterano di turno che resiste alle impennate degli episodi infausti; un classe 2003 che forse senza i problemi fisici di mezza squadra avrebbe avuto molto, molto meno spazio.
Dalla delusione europea all’eliminazione in Coppa Italia: Antonio Vergara illumina anche nei momenti bui
Antonio Vergara è stato la buona notizia nell’ultima giornata di Champions League, nella notte della sconfitta contro il Chelsea che di fatto condanna Antonio Conte all’uscita passando per il trentesimo posto in classifica. Vergara ha l’ardire di rischiare carrellate di fischi, l’etichetta del lezioso in un momento estremamente difficile; quell’azzardo della ruleta in piena area di rigore si è invece tramutato in una gioia incontenibile, seppur effimera. Di fatto, quella notte, il tifo partenopeo – e forse anche il suo stesso allenatore – scopre Antonio Vergara.
Il resto è storia, seppur recente; Antonio Vergara si sblocca in Serie A contro la Fiorentina, poi anche in Coppa Italia contro il Como a dispetto dell’eliminazione ai calci di rigore. 3 gol e 1 assist in circa una dozzina di partite giocate (appena la metà dal primo minuto) con la prima apparizione nell’11 titolare che è clamorosamente recente.
Conferenze e interviste a lamentarsi delle difficoltà per inserire 9 acquisti; in poche settimane – qualcuno direbbe ‘karma’ – Antonio Conte si ritrova a dover silurare le sue stesse scelte di mercato (Lucca, Marianucci, Lang hanno cambiato aria dopo appena 6 mesi) a dispetto del piagnisteo per i copiosi infortuni che oggettivamente stanno interessando la rosa azzurra. Eppure, Antonio Vergara – anima partenopea e talento cristallino – vede il campo dal primo minuto solo a gennaio 2026 inoltrato.
Antonio Vergara, l’ascesa da figlio di Napoli e l’intuizione ‘tardiva’ di Conte
Ecco perchè è vietato dare meriti ad Antonio Conte per l’esplosione di Antonio Vergara; il classe 2003 si è preso il Napoli da solo, sfruttando al massimo quelle occasioni che senza infortuni forse non avrebbe avuto. Di fatto, il talento azzurro ha fatto all-in in ogni opportunità e il bottino pieno ha letteralmente ‘costretto’ il tecnico leccese ad affidarsi a lui. Ma come ha fatto il tecnico a non notare quella verve da rione, quell’attitudine da ragazzino cresciuto a pane e partitelle in piazza; quella fame negli occhi di chi ha vissuto Napoli prima come ambiente e poi come sogno sportivo. Un insieme di peculiarità che si traducono, oggi, in estro sul rettangolo di gioco; velocità, freddezza (vedi i gol fotocopia contro Fiorentina e Como), determinazione, coinvolgimento. Fattori che Antonio Conte ha premiato solo il 17 gennaio 2026, possibile che in 6 mesi di allenamenti – e di infortuni, e di nuovi acquisti bocciati – non abbia notato nulla di tutto questo? Possibile che non si sia accorto di quei bagliori che anche il tifoso occasionale saprebbe riconoscere?
Antonio Conte, forse, vuole i fedelissimi; forse, preferiva una Napoli a 5 stelle come si potrebbe dire del suo contratto faraonico. La sua fortuna però è che accontentandosi di un ‘semplice’ Antonio Vergara si ritrova invece a non dover rimpiangere quei calciatori che già vantano l’etichetta di fuoriclasse ma che non sono garanzia di efficacia a priori.





Lascia un commento