Parlare di quanto sia fallimentare la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali sarebbe ormai ridondante; tutti ne parlano, tutti alla ricerca di motivi, colpevoli ed errori. Dalla politica alle scelte tattiche, passando per un sistema italiano che sembra fare acqua da tutte le parti. Certo è che le recenti dimissioni di Buffon, successive a quelle di Gravina, sono forse manifesto di un altro dei possibili problemi alla base della terza mancata qualificazione ai Mondiali consecutiva.
Il calcio delle figurine, le icone come toppe per i problemi piuttosto che come risoluzione effettiva; come mettere la polvere sotto il tappeto, ma le criticità sono rimaste e sono emerse in maniera irreversibile e traumatica. Da Buffon a Bonucci, passando per Gennaro Gattuso; 3 icone del calcio giocato ma lo stesso non si può dire dei rispettivi percorsi una volta appesi gli scarpini al chiodo. L’ex estremo difensore della Juventus – così come il difensore – non aveva alle spalle un percorso tale da renderlo un dirigente di comprovate competenze ed esperienza. Non era forse azzardato affidargli un ruolo così importante? La storia del calcio – ma anche molteplici esempi attuali – dimostra quanto sia fuorviante pensare che le prestazioni sul rettangolo di gioco bastino per garantire successo anche in altri ruoli nella medesima categoria sportiva. Lo stesso si può dire di Gattuso che, per quanto primeggi per passionalità e attaccamento alla maglia, non vanta un percorso da allenatore così esaltante.
Merito e competenza: le parole chiave per rifondare la Nazionale italiana
Essere stati grandi calciatori non basta, non può bastare e non poteva bastare; serve competenza, servono idee, serve un piano e serve un’identità; servono prospettive, progetti a lungo termine, garanzie tecniche ma soprattutto concettuali. Naglesmann allena la Germania ma non ha alle spalle un eroica carriera da calciatore; lo stesso potremmo dire di icone della panchina come Mourinho, Allegri. Molti ricorderanno l’infausta carriera da allenatore del grande Diego Armando Maradona; la lista e gli esempi potrebbero moltiplicarsi, ma forse il concetto è già piuttosto chiaro.
L’Italia può e deve ripartire, ma la rinascita sportiva – dal campo alle istituzioni politiche – deve ripartire dal merito, dalla competenza e dal coraggio. La Nazionale potrà avere bisogno di Buffon dirigente quando non saranno solo le imprese sul rettangolo di gioco a far parte del suo curriculum dirigenziale; ci sarà piacere di avere Bonucci nello staff quando avrà alle spalle una comprovata carriera tale da legittimare un posto nella Nazionale italiana. E, non ultimo, Gattuso; forse per allenare una squadra di calcio non basta essere passionali, ‘popolari’.





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