Da casa siamo tutti allenatori; eppure, non servono forse scienziati per rendersi conto di quanto sia più utile avere estro e fantasia al proprio servizio piuttosto che uno scacchiere limitato nelle scelte. L’Italia, sia per la Nazionale che per la tendenza che osserviamo in Serie A, sembra ancorata ad un sistema di gioco che ormai in Europa è già archiviato da circa un decennio. Il fantomatico 3-5-2, quel modulo che effettivamente per un periodo è stato l’avanguardia, il progresso, ma da allora il sistema si è evoluto e non a caso da quel cambiamento non si è registrato altro che il declino nel nostro intero sistema; soprattutto in campo.

Italia condannata anche dal modulo: poco coraggio, limiti all’estro e idee superate

Esterni che non possono essere troppo offensivi, ma nemmeno prettamente difensivi; gioco che deve essere principalmente verticale, che talvolta va costruito dal basso e altre volte passando per la corsia preferita. Senza rischi, senza sbilanciarsi; ossessione di equilibrio e paura costante di lasciare spazio all’avversario. Detta così potrebbe sembrare una tattica niente male; peccato che le contromisure siano state ampiamente trovate dai club e nazionali di tutta Europa che sovente ci danno lezioni di calcio che fatichiamo ad assorbire. L’Italia fallisce la qualificazione ai Mondiali anche per colpa del 3-5-2, per colpa delle convocazioni e scelte di Gennaro Gattuso che non possono che essere valutate in relazione proprio all’ossessione verso questo sistema di gioco.

Politano e non Palestra; due punte e non due esterni d’attacco; Bastoni centrale di difesa ma senza costruire dal basso – fuori ruolo, doppione di Calafiori – e scelto nonostante problemi fisici più che recenti. Bernardeschi, Zaniolo e Orsolini a casa; Raspadori, Retegui e Frattesi dentro. Fagioli nemmeno preso in considerazioni, Scamacca sì. Queste alcune delle scelte di Gattuso, palesemente influenzate – oltre che da concetti sbagliati – anche dall’obbligo del 3-5-2, da un sistema tattico che oggi suona come una condanna.

Ridiamo la ‘fantasia’ e il diritto di sbagliare alla Nazionale italiana

Perdersi in ghirigori tecnici e ipotesi di cambiamenti tattici sarebbe, a oggi, superfluo; l’unica certezza è che guardando alle altre Nazionali top nel mondo, siamo forse tra le uniche compagini calcistiche a non aver fiducia in un gioco propositivo e offensivo. Forse in Italia non avremmo scoperto il talento di Lamine Yamal, non avremmo creduto in Pedri; un top club avrebbe condannato gente come Ekitike, Olise, Douè a girovagare in prestito per ‘farsi le ossa’. La verità è che oltre il 3-5-2 c’è la classe che un tempo era il cavallo di battaglia della Nazionale italiana; oltre un assetto tattico così trito e ritrito c’è quella fantasia che ricorda Del Piero, Baggio, Totti, Pirlo… E’ necessario tornare alla bellezza del rischio, al dribbling tentato e non necessariamente riuscito al primo colpo. I giocatori dell’Italia – così come di qualsiasi squadra, tra club e nazionale – devono sentirsi liberi di provare, osare e sbagliare e la gabbia del 3-5-2 è il peggior sistema da cui ripartire.

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